Sedegliano, Arte e spettacoli, Ricordi

100 anni dalla nascita del basso Plinio Clabassi

di Pierina Gallina

Plinio Clabassi (Gradisca di Sedegliano 21 marzo 1920 – 22 ottobre 1984) è stato un cantante lirico, un basso ma alto quasi due metri. Un orgoglio friulano che ha portato in alto nel mondo il nome dell’Italia e del Friuli di cui è importante ricordare la storia.
Nacque a Gradisca di Sedegliano il 21 marzo 1920 da Michele e Rosa Masotti. Per interessamento dello zio sacerdote studiò alle magistrali, insegnando poi nella locale scuola elementare. Nel 1940 fu chiamato alle armi, come allievo ufficiale presso il Reggimento di Fanteria a Palermo, inviato in territorio di guerra con il grado di sottotenente sul fronte greco albanese. Colpito da congelamento ai piedi sul Gallico e Tapelani, venne ricondotto in patria su una nave ospedale. I medici dissero di amputare ma Plinio riuscì a convincerli ad aspettare almeno il rientro in Italia. Venne ricoverato prima a Loano poi a Udine dove, accompagnato da due militari, con i piedi ingessati, arrivò a casa per salutare i suoi, che lo credevano morto. La madre, come lo vide, gli corse incontro gridando “Fì mio, fì mio”. Lo abbracciò senza più parlare, morendo d’infarto. Questo trauma terribile accompagnò per sempre Plinio. “Sono l’involontaria causa della morte di mia madre” ripeteva. Venne trasferito a Roma. Riconosciuta l’idoneità fisica, faticosamente riconquistata, data la statura (1,94 cm) venne ammesso a far parte delle guardie a cavallo del Re. Nel frattempo, frequentò lezioni di canto presso il maestro Mario Cusmich. Plinio conosceva la musica. Già a quattro anni cantava all’asilo e poi aveva diretto la Corale di Gradisca.
Ormai tenente, dopo l’armistizio dell’8 settembre, entrò nella resistenza. Venne arrestato dai fascisti e portato nelle famigerate prigioni delle SS, dove fu trattato in maniera disumana. L’ingresso degli alleati mise fine alla sua prigionia. Magro, emaciato ma vivo, esce, sorreggendosi con il bastone. Venne ospitato in casa dei cugini Alberto e Claudio. Gli venne riconosciuta l’invalidità di guerra e la medaglia al valor militare. Rimessosi in forze, svolse la propria attività presso l’organizzazione Unnra (“United Nations Relief and Rehabilitation Administration”, Amministrazione delle Nazioni Unite per l'assistenza e la ri-abilitazione), di cui costituisce un ufficio anche a Udine.
Intanto riprese seriamente lo studio del canto. Si esibì assieme a colleghi in concerti per i reduci feriti e rifugiati. Il 16 ottobre 1945, al campo Santa Croce, c’era anche Beniamino Gigli che si complimentò con lui e lo esortò a continuare.
Nel 1946 partecipò ad un programma di Radio Roma e ad altri organizzati dalla Croce Rossa Italiana. La canzone, grazie alla radio, stava facendo passi da gigante e la lirica era sempre molto amata dal pubblico. Ma la fatica degli artisti era colossale: Clabassi doveva partecipare a due o tre produzioni radiofoniche alla settimana. Da friulano oculato continuava a lavorare per Unnra, con casa e stipendio sicuri, anche se di piccola entità. Solo quando gli venne offerto un contratto di 1000 lire, tentò la sorte. Nel gennaio 1946 partecipò alla trasmissione per voci nuovi della Rai, allora Eiar, “Il Vivaio”, e venne scritturato per diversi concerti. A giugno fu protagonista di un concerto per beneficenza nella sala Pio VI di Roma, a dicembre era a Palermo, poi a Reggio Calabria, Ancona, Reggio Emilia. Nella carriera di ogni cantante c’è un punto in cui può avvenire una svolta decisiva. Per Plinio arrivò con una tournée in Australia e Nuova Zelanda, dal luglio 1948, con un contratto dell’Italian Opera Company. 23 artisti partono per una vera e propria avventura che poi si rivelò una meravigliosa favola. I previsti 4 mesi si dilatarono fino all’8 dicembre 1949, per un totale di 437 rappresentazioni. Plinio imparò un perfetto inglese, acquisì un’invidiabile scioltezza sul palcoscenico e la conoscenza di diversi ruoli da Tosca, Traviata, Manon, Aida, Trovatore e Bohéme e venne particolarmente lodato per le qualità vocali ed interpretative. Veniva definito “Giovane, bello, di immensa statura e una voce meravigliosa”.
Dopo il ritorno Clabassi continuò a studiare. Nel 1950 è scritturato dalla Rai, dove rimarrà fino al 1975. Nel 1959 riceve il titolo di commendatore dall’imperatrice del Giappone, Mikiko, durante un concerto per le vittime di Hiroscima e Nagasaki.
Il mondo musicale sapeva di essere di fronte ad una figura stilistica di primissimo piano, molto rara per le sue qualità, in quella sua particolare corda vocale che ogni giorno aveva bisogno di vocalizzare, dato che in lirica si canta senza microfono. “Se per un giorno non vocalizzo me ne accorgo io. Se per 2 giorni non lo faccio si accorge anche il pubblico” diceva. In tante opere il basso non canta molto ma, come disse Puccini, non esistono piccole o grandi parti, ma piccoli o grandi cantanti.
Nel 1970 tornò nella sua amata Gradisca dove cantò in molte occasioni. Nell’83 sposò Gianna Cuberli, trovando con lei una felice serenità. Morì il 22 ottobre 1984, lasciando in chi lo conosceva un ricordo indelebile. Aveva dato molto agli amici, ai colleghi, alla sua gente, alla sua amata terra. La voce che era stata ascoltata in tutto il mondo, fino in Corea e al Vaticano, che aveva cantato accanto ai più grandi del suo tempo e alle nuove generazioni, che ha ricevuto le più alte onorificenze, tacque per sempre.
Come disse Monsignor Copolutti di Codroipo nell’omelia funebre “Canterà in mezzo agli angeli quel “Pietà signor” di Stradella che nessuno saprà più cantare come lui”.
Le memorie dell’uomo e dell’artista sono affidate al Circolo Musicale che porta il suo nome, sorto per volere degli amici ed estimatori. Promuove ogni anno due concerti vocali-strumentali, in primavera e in autunno, nel teatro di Sedegliano, a lui intitolato. Il Circolo ora è diventato Associazione “Amici del teatro Plinio Clabassi”. Chi desiderasse farne parte contatti la vedova di Plinio, Gianna Cuberli, a Gradisca di Sedegliano. 
Ultimo aggiornamento: 31/03/2020 15:06