Arte e spettacoli

Il Maestro Diego Basso regala emozioni

di Ilaria Mattiussi

Quando perdiamo le persone che amiamo, accade spesso che ci lascino ricordi che porteremo con noi per tutta la vita. Nel caso di grandi artisti, poi, le loro opere diventano testamento spirituale patrimonio dell’umanità intera. È questo il caso di Ennio Morricone, le cui musiche hanno emozionato Piazza Grande a Palmanova sabato 25 luglio. Il Maestro Diego Basso, che ha diretto la FVG Orchestra, ha accettato di continuare la nostra chiacchierata, raccontandoci i suoi pensieri.

Quale ricordo ha del Maestro Ennio Morricone?
È stato un uomo straordinario. Ha composto musiche che, poste accanto ad un film, vi si adattavano completamente, ma se ascoltate da sole rimanevano successi senza tempo. È questa una particolarità che in pochi riescono a raggiungere: accade spesso, infatti, che la musica copra le immagini o ne sia, al contrario, sovrastata. Nel suo caso si tratta, invece, di donare loro un valore in più. Ha scelto di rimanere sempre un passo indietro rispetto alla sua musica, per farne emergere la potenza e permetterle di arrivare direttamente al cuore del pubblico. Ciò che ha scritto rimarrà in eterno.
Il 2020 è stato un anno di grandi addii. Lei ha conosciuto il Maestro Ezio Bosso durante la trasmissione “Music”, quale ricordo ne ha?
Aveva un sorriso sorprendente. Quando sono in difficoltà, penso sempre alla sua forza, perché ci ha dimostrato come si possa lottare e donare ciò che abbiamo dentro, fino all’ultimo attimo e senza lasciare che la nostra luce si spenga. Aveva una carriera importantissima e molti impegni ma, quando gli inviavo un messaggio, mi rispondeva dopo poco, non è mai accaduto che se ne scordasse. È una delle persone che rimarranno nel mio cuore e resterà sempre un esempio di come portare avanti la vita.
In un’epoca in cui è semplice ascoltare musica, ma anche dimenticarla velocemente, qual è, secondo lei, il segreto dell’eternità di alcuni brani?
Non possiamo sapere a priori dove si nasconda il successo. Ci sono molti episodi di musiche che, per qualche motivo, sono rimaste nella nostra memoria. Irving Berlin ha scritto “White Christmas” senza aver mai studiato composizione, ma questo brano è da molti anni uno dei più suonati al mondo. “My Way” è stato portato al successo da Frank Sinatra, ma la sua storia è cominciata qualche anno prima in Francia, con il titolo “Comme d’habitude”. Qualcosa di simile accade anche per quanto riguarda la musica classica. Ci sono brani che tutti ricordano ed altri che, pur composti da autori molto famosi, sono rimasti in secondo piano. Il pubblico, per quanto riguarda Ennio Morricone, conosce molto bene, per esempio, “Mission” o “C’era una volta in America”. Il Maestro ha, però, scritto molto di più: chi ascolterà “Per le antiche scale” o “Chi mai” se ne innamorerà, così com’è accaduto per i brani più celebri, perché si percepisce la mano del grande compositore. Conoscere la musica è molto importante, anche e soprattutto a livello di bambini e ragazzi e bisogna coltivarla sempre. Accade la stessa cosa in molti ambiti: se un giovane calciatore non avesse, per esempio, cominciato ad allenarsi con la piccola squadra del suo paese, forse oggi avremmo perso un grande campione.
Lei ha una grande esperienza nella direzione di ragazzi e adulti. Qual è il segreto per emozionare il pubblico?
Lavoro con i bambini dell’Art Voice Academy riuniti nella la Piccola Orchestra Italiana e organizziamo spesso campi scuola, nei quali insegniamo loro a suonare anche quattro strumenti, senza pretendere miracoli, ma giungendo alla fine ad un vero e proprio concerto di un minuto. D’altro canto, seguendo “Il Volo” in tour ho diretto, per quattro anni, musicisti in ogni parte del mondo. In entrambi i casi è importante saper esprimere ciò che si ha dentro. Il direttore non deve raccontare la musica all’orchestra, ma farla sentire nel profondo ai musicisti, attraverso le espressioni del volto, i movimenti del corpo e i segni di mani e bacchetta. È, quindi, un linguaggio universale. I musicisti seguono i tuoi gesti, anche se non parli la loro stessa lingua. Se l’orchestra suona un’unica nota, ma con un unisono vero, energico, sentito nel cuore e nell’anima, si percepisce un’emozione forte, come dinnanzi alla sinfonia più conosciuta al mondo. Il pubblico si accorge se il direttore e i musicisti sono in sintonia.
Ritiene che questo lungo periodo di cambiamenti influirà anche sui modi in cui facciamo e ascoltiamo musica?
Penso di sì. La guerra del Vietnam, per fare un esempio, ha fatto riflettere alcuni musicisti e li ha portati a comporre in modo particolare, diverso da prima. Tutti i grandi eventi mondiali, percepiti nell’unicità di ogni persona, determinano cambiamenti e soprattutto questo, che ci ha costretti a rivedere la nostra vita ad ogni livello. Eravamo abituati al fatto che ogni azione quotidiana fosse normale. Ci siamo, poi, trovati da soli a casa, senza poter assistere le persone della nostra famiglia in ospedale e con la consapevolezza che uscire potesse significare ammalarsi. Abbiamo scoperto come non ci fosse nulla di scontato e queste sensazioni rimarranno in noi. Il giorno prima che si riaprisse la possibilità per il pubblico di partecipare agli eventi, abbiamo organizzato a Castelfranco Veneto il progetto “Tra cielo e terra”, per mettere in contatto musica e ambiente in armonia. Si trattava di una situazione mai accaduta: abbiamo percepito un’energia straordinaria. Il pubblico, numerosissimo, ci ha seguiti da casa e anche Roby Facchinetti, che con il brano “Rinascerò, rinascerai” ha dato il titolo al concerto, ne è rimato folgorato. È stato questo uno dei momenti straordinari di un lavoro che non posso chiamare in altro modo se non passione. La musica è una vocazione, senza tempi o orari.

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Ultimo aggiornamento: 03/08/2020 17:37