Regione

Pillole di fede dal nostro territorio

di Ilaria Mattiussi

I sacerdoti delle nostre comunità ci hanno accompagnati durante questi lunghi mesi, in un cammino fra paura e speranza, tra timori e voglia di ricominciare. Giunti al termine del nostro viaggio, abbiamo chiesto a Sua Eccellenza l'Arcivescovo di Udine Mons. Andrea Bruno Mazzocato di condividere con noi pensieri e riflessioni. Queste sono le sue parole.

Come ha trascorso questo periodo complicato?
Nel mio privato l'ho vissuto con serenità. Certo, sono stati mesi impegnativi e più intensi di molti altri. Le forme di relazione sono diventate più complesse e la maggioranza dei rapporti con le persone passava attraverso telefonate, messaggi, email o videoconferenze. È stato un momento complicato, anche perché si navigava a vista e non potevamo sapere quali sarebbero stati gli sviluppi della situazione. Mi sono confrontato con gli altri vescovi, tendendomi sempre in contatto con la Presidenza della Segreteria Generale della CEI e ho scoperto un'accezione nuova del mio compito.
Quali sono ora, secondo Lei, le necessità della comunità?
Penso che, in questo momento, le persone abbiano bisogno di riscoprire l'incontro. Le tecnologie virtuali ci hanno aiutati e meritano attenzione, ma ora c'è la necessità di relazioni reali. Appena ho potuto, ho incontrato personalmente sacerdoti e diaconi, forania per forania. D'altro canto le persone hanno anche bisogno di drenare paura e apprensione. Molti fedeli, inoltre, attendevano la possibilità di ritornare in chiesa e partecipare alla Santa Messa, a processioni e incontri di spiritualità. C'è, in particolare, la necessità di incontrarsi come comunità.
Abbiamo visto e ascoltato storie difficili. Secondo Lei ci stiamo abituando al dolore?
Le immagini che giungevano dalla Lombardia e quelle dei camion, arrivati fino a Gemona portando le salme, sono state molto pesanti. Nonostante ciò, non credo ci si abitui alla sofferenza nei giorni in cui la si vive. È, piuttosto, un rischio maggiore dimenticare le memorie spiacevoli, quando ormai sono trascorsi i momenti più difficili. Prove e sconvolgimenti sono, invece, occasioni per riflettere sui nostri stili di vita.
Come possiamo conciliare l'amore verso il prossimo con la paura del contagio?
Ricordo di aver letto, durante i primi giorni di emergenza, il racconto dello storico greco Tucidide sull'epidemia di peste, che provocò numerose vittime ad Atene. Mi colpì molto come l'autore si soffermasse sulla paura che assalì il popolo. Credo, invece, che oggi possano avere la meglio il desiderio di incontro, con le dovute distanze e precauzioni, e un rinnovato sentimento di solidarietà.
Dinnanzi a dolore e sofferenza accade spesso di perdere la speranza. In quale modo possiamo trovare la forza di ricominciare?
Non ci sono risposte a buon mercato. Abbiamo vissuto questo momento complicato, per buona parte, durante la Quaresima e il periodo pasquale. Abbiamo fatto i conti con la nostra esistenza, che prevede vita, ma anche dolore e morte. La Pasqua è, però, vittoria contro quest'ultima. Attraverso i messaggi che ho scritto per la diocesi, e le omelie, trasmesse anche in televisione, ho cercato di ricordare come questo tempo abbia spinto tutti noi ad interrogarci sul senso della vita e sulla sua fragilità. Il pellegrinaggio interiore che ne deriva ci ha portati a spingerci in profondità, per comprendere come affrontare la sofferenza e ritrovare la speranza. Non esiste una ricetta già pronta. È necessario compiere un percorso serio e profondo nel nostro animo.
Questo periodo difficile ha, però, portato la gioia dell'ordinazione di don Simone Baldo, domenica 5 aprile scorso a Codroipo.
La celebrazione è avvenuta in forma riservata, secondo le normative vigenti in quei giorni. Si è trattata di una scelta imposta dalle circostanze, ma abbiamo diffuso la notizia già la sera stessa. I fedeli hanno compreso le motivazioni e hanno avvertito questo avvenimento come una luce di speranza, un segno positivo durante il momento complicato che stavamo affrontando. Domenica 6 settembre, inoltre, saranno ordinati altri due sacerdoti, don Michele Frappa e don Christian Marchica.
Cosa abbiamo imparato da questi giorni difficili?
Il periodo appena trascorso ci ha insegnato molto, a vari livelli. Mi sembra particolarmente importante non dimenticare velocemente e non cadere nella sindrome del temporale. Quando scoppia una tempesta, corriamo a cercare un rifugio sicuro ma, terminata, riprendiamo le nostre attività, come se nulla fosse accaduto. Questo atteggiamento, nel caso degli scorsi mesi, sarebbe pericoloso. Mi auguro che tutti possano prendere coscienza di ciò che è accaduto e farne tesoro, per non tornare esattamente al punto in cui eravamo prima.

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Ultimo aggiornamento: 10/07/2020 19:35