Arte e spettacoli

Un omaggio alla straordinaria musica del maestro Morricone

di Ilaria Mattiussi

La capacità della musica di rimanere viva e superare l’esistenza terrena di chi l’ha creata, è una delle qualità che più la rendono arte immortale. È questo il caso del Maestro Ennio Morricone a cui sarà dedicata una serata ospitata in Piazza Grande a Palmanova, sabato 25 luglio alle ore 21.30. L’evento “Omaggio a Ennio Morricone”, parte del festival “Estate di stelle 2020”, vedrà la partecipazione della FVG Orchestra, diretta dal Maestro Diego Basso. Ospiti speciali saranno il flautista Andrea Griminelli e il trombettista Mauro Maur (maggiori info www.azalea.it). Ne abbiamo parlato con il Maestro Diego Basso, direttore di orchestre nazionali ed internazionali e protagonista di importanti progetti teatrali e televisivi.

Ha già pensato a come accoglierà il pubblico?
Di solito lascio che a parlare sia la musica. Nel caso di questo particolare concerto, poi, credo non ci sia bisogno di presentazioni. Il Maestro Morricone è uno dei grandi, un classico e, come tale, non tramonterà mai. La sua musica arriva al cuore delle persone, senza la necessità di ulteriori parole o spiegazioni e già poterla suonare è un grande dono.

Quale repertorio verrà proposto?
Si tratta di musica da film. Ripercorreremo gli incontri con i grandi registi, dai western di Sergio Leone (fra gli altri, Per un pugno di dollari, C’era una volta il West, Giù la testa) alle pellicole di Giuseppe Tornatore (come Nuovo Cinema Paradiso, La leggenda del pianista sull’oceano, Malèna). Sono melodie straordinarie, rimaste nel cuore di tutti.

Quali emozioni le suscita tornare a suonare non solo per, ma con il pubblico?
È un momento eccezionale che unisce tutti gli artisti. Durante gli ultimi mesi, la musica ci è stata accanto e ci ha accompagnati attraverso il web ed i mezzi di comunicazione, ma non poteva suscitare le emozioni di un concerto live. È stata una vera e propria lezione di vita. Le azioni che ci sembravano scontate, all’improvviso non lo erano più e l’uomo, capace di conquiste straordinarie, ha però dovuto fermarsi.

Qual è il suo rapporto con il pubblico?
Di solito il direttore d’orchestra rimane di spalle rispetto a chi ascolta. Io ho, però, uno stile personale e accade spesso che guardi il pubblico o parli con le persone. Cerco, quindi, di trasmettere le emozioni che provo a chi ci ascolta. Si tratta di qualcosa che non coinvolge solo me, ma l’intera orchestra perché doniamo al pubblico tutto ciò che abbiamo dentro. È meraviglioso, a fine serata, ascoltare qualcuno che ti racconta come la sua vita sia piena di pensieri o preoccupazioni, ma per qualche ora sia riuscito ad evadere dalla quotidianità. Ezio Bosso ricordava sempre come la musica non fosse di nessuno, non ne siamo padroni o proprietari, ma solo tramiti. Ognuno di noi, ascoltandola, la porta dentro di sé: è questa la bellezza di un’arte straordinaria.

Come si organizza un’orchestra, dalle prove al concerto, ai tempi del Covid19?
È tutto un po’ più complicato. Il distanziamento prevede spazi e palcoscenici più grandi e gli artisti devono rispettare i posti loro assegnati. Questo crea alcuni problemi, dalle difficoltà nel girare le pagine degli spartiti, alla necessità di suonare insieme mantenendosi distanti. Il pubblico è lontano e le persone sono separate le une dalle altre e anche la percezione dell’applauso è molto diversa. La vicinanza crea gruppo, contatto ed energia, ora è necessario costruire tutto ciò rispettando la situazione e sperando si possa tornare presto alla normalità. Ci siamo organizzati con ogni mezzo, dalle mascherine ai sacchetti di nylon in cui riporre le custodie degli strumenti, per porre attenzione alle nuove norme e siamo sostenuti da entusiasmo e voglia di ricominciare a suonare dal vivo. La passione per la musica è talmente forte che ci spinge ad affrontare tutto. Certo, manca la possibilità di stare davvero insieme. Un abbraccio è amicizia e solidarietà, è la prima cosa che ti passa per la mente quando incontri qualcuno che sta male. Sembra scontato ma non lo è perché il contatto umano è la bellezza della nostra vita. È, però, necessario rispettare le regole, non solo per il nostro bene, ma soprattutto per quello degli altri. Quando il nemico ti sorprende alle spalle senti la fatica, ma se impari a conoscerlo puoi vincere la battaglia. I nostri nonni hanno affrontato la guerra, ce la faremo anche noi.

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Ultimo aggiornamento: 03/08/2020 17:37