Arte e spettacoli

Il teatro si mobilita fra coraggio e speranza

di Ilaria Mattiussi

L’emergenza sanitaria ha portato alla sospensione di spettacoli, concerti e di tutte le manifestazioni aperte al pubblico.
Quando affrontiamo momenti complicati, arte e bellezza lasciano il posto alla preoccupazione. Il mondo che vi ruota attorno è, però, fatto di persone e famiglie che lavorano, spesso nell'oscurità, a servizio delle nostre emozioni. Non siamo abituati ad ascoltarne le storie, ma le loro paure sono simili alle nostre. Il loro lavoro ci permetterà, quando tutto ciò sarà finito, di ricominciare a sognare. Ne abbiamo parlato con Renato Manzoni, Direttore dell'Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia.

Come si svolge il suo lavoro?
Sono Direttore dell'Ente Teatrale e, come accade in tutti i circuiti, mi occupo sia degli ambiti artistici che organizzativi. In altre parole, insieme ai miei collaboratori, incontro le compagnie e ricevo oltre mille proposte l'anno. In seguito, dialogo con i 27 comuni parte del nostro circuito e, insieme, scegliamo quali spettacoli siano più adatti alle loro richieste componendo, così, le stagioni teatrali. D'altra parte, mi occupo anche del personale, con forte impegno emotivo, e del settore scolastico, che conta circa 150 spettacoli l'anno, nonché laboratori e progetti speciali. Non dimentico, infine, i settori tecnico e amministrativo, gravato di impegni da quando siamo stati parificati agli enti pubblici.
Come sta affrontando questa situazione?
Il mio obiettivo è salvare gli spettacoli. Il circuito ERT ha un rapporto stretto con il pubblico, che ci segue per l'80% con abbonamenti annuali ed è fedele da molti anni. Capita che, lavorando dal vivo, accadano imprevisti, come indisposizioni degli attori o scioperi dei trasporti, ma questa situazione è peggiore perché non sappiamo quando si risolverà. Ogni difficoltà che comporti la perdita di spettacoli, ha forti ripercussioni anche nella stagione successiva. Speriamo che gli spettatori continuino a darci fiducia.
Qual è il vostro lavoro in questi giorni?
Stiamo ricontattando tutte le compagnie. Alcune di queste terminavano la stagione a fine marzo ma, se riprendessimo dopo Pasqua, si potrebbe arrivare a maggio senza cancellare spettacoli e con serate ricche di proposte. Abbiamo, d'altra parte, sentito i Comuni perché, durante i prossimi mesi dovranno calendarizzare anche saggi di fine anno e rassegne di vario genere. È un lavoro frustrante perché non sappiamo se sarà utile e quando la situazione ci permetterà di riaprire i teatri.
Come vi siete organizzati in sede durante gli scorsi giorni?
Normalmente siamo in circa 25, ma raggiungiamo le 70 unità con i collaboratori a chiamata. Abbiamo incentivato lo “smart working” (lavoro da casa) e l'utilizzo delle ore di riposo, per limitare i contatti il più possibile.
Lei è in contatto con produzioni, maestranze e attori. Quali sono le preoccupazioni?
Il momento è difficile e incerto. Le compagnie subiscono grossi danni perché hanno tecnici e attori a casa e rischiano di non arrivare al numero di repliche stabilito. Il problema economico è, inoltre, esteso all'indotto e ai lavoratori a chiamata che si occupano degli allestimenti e dei trasporti.
Cosa pensa delle iniziative di trasmissione online degli spettacoli?
È un'iniziativa in più, un palliativo. Il teatro è, però, spettacolo dal vivo, momento di condivisione e ritrovo collettivo, soprattutto nei piccoli centri e le registrazioni non sono in grado di restituire tutto ciò.
Cosa ci sta insegnando questo momento difficile?
È una lezione che ci ricorda come, nella vita, ci siano problemi più grandi della quotidianità che ogni giorno ci fa arrabbiare. Spero che l'esperienza ci insegni, nel tempo, ad uscire dalle situazioni complicate lavorando insieme, in squadra. 

Ultimo aggiornamento: 05/06/2020 09:07