13/03/2026
Codroipo, Arte e spettacoli
50epiù in visita a “Intonare la realtà” di Renzo Tubaro
di Pierina Gallina
A Villa Manin di Passariano, grazie all’iniziativa di 50Πù di Udine e all’appassionata conduzione della curatrice Francesca Agostinelli, è stato possibile per i soci visitare la mostra dedicata ai disegni e ai dipinti di Renzo Tubaro (1925–2002), artista di Codroipo.
Tubaro è stato un autore silenzioso, sempre fedele alla pittura e al suo amato mondo, quello del quotidiano, degli affetti familiari, dei mestieri e degli animali. Nella sua ricerca ha sempre approfondito, secondo le ragioni più intime della pittura, ciò che sta sotto la realtà. La sua è stata una continua azione di scavo, nelle persone, negli oggetti, nella vita.
Disegnava fin da bambino. Il disegno fu l’attività che rivelò il suo talento, sostenuto anche dalla famiglia. Il padre era falegname. China, carboncino, pastelli furono i suoi primi strumenti. A Venezia frequentò l’Istituto d’arte del Carmine, rimanendo sempre legato ai grandi maestri della pittura.
Il dopoguerra mise in discussione molti insegnamenti artistici, ma Tubaro scelse di restare fedele al suo sguardo ravvicinato sul mondo quotidiano, quello che sa creare meraviglia nelle piccole cose. Attraversò così il Novecento seguendo i propri valori. La sua prima mostra di disegni risale a quando aveva appena diciotto anni.
Affetti, autoritratti, famiglia, figli, mestieri, animali, maternità sono i temi ricorrenti della sua opera. Il disegno era per lui uno strumento fondamentale, un laboratorio continuo che accompagnava il lavoro a cavalletto. Partiva dai taccuini – ne portava sempre uno in tasca – e nel corso della vita ne riempì oltre cinquecento, oggi custoditi nel Museo dei Diari di Pieve Santo Stefano, in provincia di Arezzo.
Da quei segni nascevano poi i disegni più compiuti in studio e, infine, la pittura. Per Tubaro il disegno era il fondamento di ogni pensiero creativo, il modo per fermare l’attimo.
Disegnava nei luoghi che amava, come Venezia, lo zoo, la campagna. Rappresentava il mondo animale, gli zingari, le donne al lavoro, le lavandaie, la maternità. Col tempo i figli crescevano, il mondo contadino cambiava e anche lui invecchiava. Ma, pur segnato dalla malattia, continuava a osservare dalla finestra il mondo che gli apparteneva.
Nei ritratti, le figure prendono vita grazie alle linee di contorno blu, alle ombre colorate, agli incarnati delicati, all’infinità di azzurri e alla matericità quasi “croccante” dei tessuti. Anche nelle nature morte emerge la sua ricerca profonda di ciò che si nasconde sotto la superficie della realtà.
La mostra è stata resa possibile anche grazie al sostegno della famiglia, che ha deciso di donare un importante corpus di opere a diverse istituzioni. Dipinti a Casa Cavazzini di Udine, disegni e dipinti alla Fondazione Friuli di Udine, alla Fondazione di Concordia Sagittaria e al Centro Studi Pasolini. Al Museo Diocesano di Pordenone sono stati destinati i cartoni dell’affresco per la tomba di Guido Pasolini, morto a Porzûs a soli ventidue anni, oltre ad altre opere donate a vari comuni del territorio.
Molti affreschi di Tubaro si trovano in chiese friulane. A Goricizza, sul soffitto della chiesa, spicca il San Sebastiano realizzato nel 1949, quando l’artista aveva appena ventiquattro anni, in occasione dell’arrivo di don Tam.
La tecnica dell’affresco richiede grande rapidità. Il muratore stende la porzione di intonaco con la calce e il pittore deve intervenire prima che si asciughi.
I particolari dell’opera - il cavallo visto da dietro nella sua elegante potenza, le figure legate al territorio, il tema dell’abbraccio e l’influsso della pittura veneta - sono stati illustrati ai soci 50πù, associazione presieduta da Guido De Michielis, dal figlio dell’artista, Stefano Tubaro.