Codroipo, Arte e spettacoli

A Villa Manin è boom per “Ruota Libera” 

di Paolo Di Biase

Grande interesse per la mostra dedicata alla bicicletta, un percorso espositivo che riunisce modelli, documenti e testimonianze capaci di raccontare l’evoluzione della due ruote dall’Ottocento ai giorni nostri, intrecciando innovazione tecnica, mode, costume e profondi cambiamenti nel modo di vivere e di muoversi.
Inaugurata lo scorso maggio a Villa Manin alla presenza del vicegovernatore con delega alla Cultura Mario Anzil, della direttrice artistica di Erpac Vania Gransinigh e del curatore e collezionista Mario Cionfoli, l’esposizione “Ruota libera” sarà visitabile fino al 30 agosto 2026.
Nata come semplice mezzo di trasporto, la bicicletta diventa qui la protagonista di un affascinante viaggio attraverso la storia, la società e il costume. Dalle sue origini alle biciclette militari, dai mezzi da lavoro alle imprese leggendarie dei grandi campioni, le sei sale espositive raccontano quasi due secoli di trasformazioni attraverso un oggetto che, più di molti altri, ha saputo accompagnare e interpretare il cambiamento.
Ogni bicicletta racconta un’epoca, custodisce una storia, evoca emozioni. E, attraverso la sua evoluzione, racconta anche importanti passaggi sociali, come il lungo processo di emancipazione femminile. La possibilità per le donne di salire in sella fu inizialmente ostacolata da diffidenze, pregiudizi e discriminazioni, ma la bicicletta finì per diventare anche uno strumento di libertà e autonomia. In questa lunga narrazione trova naturalmente posto la figura di Alfonsina Strada, unica donna a partecipare al Giro d’Italia maschile nel 1924 e ancora oggi simbolo di coraggio, determinazione e emancipazione.
Il viaggio nella storia prende avvio dal 1815, quando il barone Karl von Drais ideò la draisina, un primo prototipo di bicicletta realizzato in legno. La sua invenzione nacque anche come risposta a una grave crisi climatica che aveva provocato una drastica riduzione del numero dei cavalli, allora indispensabili per gli spostamenti.
La bicicletta conquistò presto anche un posto nella storia degli eserciti. Fu adottata ufficialmente dall’esercito italiano e da quello francese nel 1866, per essere successivamente utilizzata anche da giapponesi, olandesi, inglesi, svizzeri e belgi. Tra gli esemplari più significativi spicca quello realizzato dalla milanese Bianchi: nel 1912 l’azienda si aggiudicò il bando per la fornitura di una bicicletta destinata al corpo dei Bersaglieri, caratterizzata da un telaio pieghevole e da apposite bretelle che consentivano di trasportarla a spalla.
Tra le numerose biciclette esposte figura anche un particolare modello ecclesiastico del 1938, destinato ai sacerdoti che necessitavano di una bicicletta da donna per poter salire in sella e pedalare più agevolmente con l’abito talare. Un dettaglio curioso che restituisce, ancora una volta, la straordinaria capacità della bicicletta di adattarsi alle esigenze più diverse della vita quotidiana.
Sono 62 le biciclette storiche e contemporanee protagoniste della mostra, provenienti dal museo “Bicicleria” di Vicenza, dal Museo della Bicicletta di Salcedo (VI), dalla collezione Renato Bulfon di Mortegliano (UD) e dalla collezione privata di Alessandro Gallici.
Un patrimonio che non si limita a celebrare la bicicletta come oggetto, ma ne restituisce il valore di simbolo di progresso, libertà e cambiamento. Perché pedalare, nella lunga storia raccontata da “Ruota libera”, non significa soltanto muoversi, significa attraversare il tempo.
Buon Ferragosto a tutti i lettori!

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Villa Manin, Passariano di Codroipo
“Nuda Veritas” di Klimt in mostra a
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Ultimo aggiornamento: 15/08/2026 16:27