Lestizza, Lettere

Friuli nel cuore: grazie Lestizza, Nespoledo e Villacaccia

di Padre Chawki

©SoLi Issa
Dopo quattro anni intensi e colmi di grazia, è arrivato per me il tempo di lasciare il Friuli. Non è facile salutare una terra che mi ha accolto con discrezione e poi, giorno dopo giorno, mi ha aperto il cuore. Parto con la valigia piena di volti, di storie, di strette di mano sincere. E soprattutto parto con una parola che supera tutte le altre: grazie.
Un pensiero riconoscente va al nostro Vescovo per l’attenzione e la guida nel cammino pastorale, e ai confratelli sacerdoti che ho conosciuto in questi anni: fratelli nel ministero, compagni di strada, con cui ho condiviso fatiche e speranze. La comunione presbiterale è stata un dono prezioso.
Ma il cuore di queste righe è per voi, carissimi parrocchiani di Lestizza, Nespoledo e Villacaccia.
Sono arrivato tra voi con il desiderio di servire; ho trovato una Chiesa viva, radicata nella storia e profondamente intrecciata con la vita della gente. In Friuli la fede non è un accessorio, ma una trama che sostiene l’esistenza quotidiana. L’ho vista nella laboriosità silenziosa, nella fedeltà alla Messa domenicale, nella cura delle chiese, nella dignità composta con cui affrontate le prove della vita.
A Lestizza, Nespoledo e Villacaccia ho incontrato comunità fiere delle proprie radici, capaci di custodire la memoria senza rimanere prigioniere del passato. Le nostre chiese raccontano secoli di storia, ma la storia più bella siete voi, popolo di Dio in cammino. Ho condiviso con voi la gioia dei battesimi, l’emozione dei matrimoni, il dolore dei funerali vissuti nella luce della speranza cristiana. In ogni circostanza ho percepito una fede concreta, fatta di gesti semplici e veri.
Indimenticabili resteranno le feste del “Perdon”, così profondamente radicate nella vostra tradizione. Non solo celebrazioni religiose, ma momenti in cui il paese si raccoglie, si riconosce, si ritrova. In quei giorni ho visto la bellezza di una fede popolare autentica: le processioni, le liturgie curate con amore, le case aperte, le famiglie riunite, il senso di appartenenza che unisce generazioni diverse. Il “Perdon” è diventato per me il simbolo di una comunità che sa fare memoria, che sa ringraziare e che sa ripartire insieme.
E come non ricordare le feste patronali? Attorno ai santi patroni ho visto la vostra identità più profonda: una fede che diventa cultura, amicizia, collaborazione. Penso in particolare a Lestizza e alla festa di San Biagio: i giovani, capaci di organizzare con entusiasmo e competenza momenti di aggregazione e di festa. Ma ciò che più mi ha colpito è stato vedere che la festa non si fermava all’organizzazione o al divertimento: tutti presenti alla Santa Messa, attenti, raccolti, consapevoli che il centro è l’altare. Questa è la vostra forza: una fede che non si oppone alla festa, ma la fonda e le dà significato.
Come dimenticare la festa della Madonna del Carmine a Villacaccia: un momento di profonda fede e di comunità. Tutti i fedeli partecipavano alla Santa Eucaristia, cuore pulsante della celebrazione, per poi seguire con devozione la processione con la statua dell’amata Vergine Maria, accompagnata da canti e preghiere fino alla piazza del paese. La giornata si concludeva in allegria con la cena preparata dagli “esperti cuochi” del paese e servita con dedizione dall’équipe San Giusto, segno concreto di collaborazione e fraternità.
E come non pensare alla festa di Sant’Antonio a Nespoledo: non solo una festa, ma una tradizione centenaria fatta di preghiera, bellezza e senso di appartenenza, capace di unire generazioni nel ricordo e nella fede.
Desidero esprimere un grazie particolare agli Alpini, presenza generosa e concreta in ogni iniziativa; ai donatori di sangue, segno silenzioso ma potentissimo di carità vissuta; all’equipe San Giusto per l’impegno e la dedizione nel servizio ecclesiale; al coro interparrocchiale, che con il canto ha elevato la preghiera e ha reso più solenni e belle le nostre celebrazioni; al gruppo amatori di calcio, al gruppo “zovins di Lestizza” e a tutti i giovani che con passione animano la vita dei paesi. Grazie a tutti i collaboratori, volontari, catechisti, ministranti, sacrestani, membri dei consigli pastorali ed economici, e a tutti i fedeli che, spesso lontano dai riflettori, hanno costruito giorno dopo giorno la vita delle nostre parrocchie. La Chiesa vive grazie alla vostra disponibilità.
Un sincero ringraziamento desidero rivolgerlo anche all’amministrazione comunale, al Sindaco e al Consiglio, per il rapporto di collaborazione e di rispetto che abbiamo costruito in questi anni. Nella distinzione dei ruoli, ho sempre percepito attenzione e disponibilità per il bene della comunità. Quando istituzioni civili e comunità ecclesiale camminano nel rispetto reciproco, il paese cresce in unità e armonia. Per questo porto con me anche la gratitudine per questo dialogo sereno e costruttivo.
Ho imparato ad amare il Friuli e i friulani: persone forse inizialmente riservate, ma di una lealtà e di una profondità straordinarie. Una volta entrati nel vostro cuore, si scopre un mondo di generosità autentica. Mi avete insegnato il valore della parola data, del lavoro fatto bene, della fede vissuta con coerenza.
Se in questi quattro anni è stato seminato qualcosa di buono, è opera del Signore. Io sono stato semplicemente un sacerdote tra voi, chiamato a spezzare la Parola e il Pane. Ma posso dirlo con sincerità: ho ricevuto più di quanto abbia dato. La vostra fede mi ha sostenuto, il vostro affetto mi ha incoraggiato, la vostra amicizia mi ha fatto crescere.
In questo cammino non sono mancati momenti di sofferenza, nati forse da incomprensioni o da parole non espresse nel modo migliore. Può accadere di non riuscire a farsi capire fino in fondo, e questo talvolta genera una certa solitudine, soprattutto quando si spera che qualcuno possa aiutare a fare chiarezza e riportare serenità.
Desidero però ringraziare di cuore tutti i parrocchiani che mi sono stati vicini, che mi hanno sostenuto con discrezione, affetto e preghiera in questo tempo non semplice. La loro presenza è stata un dono prezioso.
Anche nella solitudine, il mio pensiero va al Signore Gesù sulla Croce: Egli conosce il peso dell’incomprensione e dell’abbandono, ma ci ha anche promesso la luce della Risurrezione e la salvezza. In questa promessa trovo consolazione e speranza, certo che ogni prova, vissuta con fede, porta frutto nel tempo di Dio.
Parto, ma non vi lascio. In Cristo restiamo uniti. Porterò sempre nella preghiera Lestizza, Nespoledo e Villacaccia. Porterò il suono delle campane, i volti incontrati all’uscita della Messa, le conversazioni semplici ma profonde, le feste condivise, i momenti di silenzio davanti al Signore.
Grazie di cuore.
Il Friuli mi ha segnato per sempre.
E una parte del mio cuore resterà qui, tra voi.
Il vostro fratello,
P. Chawki

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