Quest’anno ricorre l’80esimo anniversario dell’Assemblea Costituente, assemblea che scrisse la legge più importante della nostra Repubblica: la Costituzione. Il 25 giugno 1946 si riuniva per la prima volta l'Assemblea Costituente: sono dunque passati 80 anni. Venne eletta il 2 giugno 1946 data che segna l’inizio della Repubblica italiana. Parteciparono all’Assemblea 556 rappresentanti del “libero popolo italiano”, tra essi il friulano Tiziano Tessitori nato a Sedegliano, avvocato che rappresentava il partito della Democrazia Cristiana. La Carta Costituzionale, redatta da questa Assemblea, venne promulgata il 27 dicembre 1947 e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 298 del 27 dicembre 1947. La Costituzione italiana è entrata in vigore il 1° gennaio 1948. Al gentile e curioso lettore suggeriamo “La Storia della nostra Costituzione” edita dal Senato della Repubblica, a pag. 2 troverà la firma del Presidente della Repubblica Enrico De Nicola sotto la frase “L’ho letta attentamente! Possiamo firmare con sicura coscienza”. L’Assemblea Costituente rappresenta tutto il popolo italiano, rappresenta idee diverse anche radicalmente conflittuali (per esempio democratici cristiani e comunisti), ma dal dibattito usci un testo condiviso e fortemente difeso. La distinzione dei poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario fu una scelta importante dell’Assembla certamente frutto dell’esperienza appena conclusa (la dittatura), per non dare peso superiore a nessuno dei tre. L’Italia cambia, la società cambia, anche la Costituzione deve raccogliere queste novità; per questo motivo i costituenti scrissero l’articolo 138 che prevede la possibilità con una metodologia ben precisa di modificarla quando fosse stato necessario intervenire. Questa metodologia prevede il ricorso al referendum ogni volta che il voto del Parlamento non è stato ampio per introdurre una modifica. I costituenti ci lasciano un chiaro messaggio: “qualora si decidesse di modificare la Costituzione si usi quello stesso metodo costruttivo e inclusivo in grado di rappresentare la maggioranza assoluta degli italiani”. Il tempo fin qui vissuto dalla nostra Costituzione mi richiama ad un articolo fondamentale, che appartiene al Titolo II “Rapporti etico-sociali”, un articolo che ha segnato il progresso sociale ed economico dell’Italia. “La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni (oggi fino a 16 anni), è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso” (articolo 34). Ci fanno pensare le parole: aperta a tutti, obbligatoria e gratuita … parole che hanno indirizzato la storia dell’Italia. Il lungo cammino dell'istruzione italiana viene raccontato dall’Istat: nel 1951, il 90% della popolazione di 6 anni e oltre disponeva al più della licenza elementare: il 5,9% aveva la licenza media, il 3,3% un diploma e appena l’1% un titolo universitario. Oggi – scrive l’Istat - il diploma è considerato il livello di formazione minimo indispensabile per una partecipazione al mercato del lavoro che abbia potenziale di crescita professionale. In Italia il 65,5% dei 25-64enni ha almeno un titolo di studio secondario superiore un valore simile a quello spagnolo (64,2%), ma decisamente inferiore al tedesco (83,1%), al francese (83,7%) e a quello medio Ue27 (79,8%). La quota di chi ha conseguito un titolo di studio terziario è del 21,6%, che tuttavia rimane più bassa della media europea (35,1%) ed è circa la metà di quella registrata in Francia e Spagna (42,4% e 41,4% rispettivamente).
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Mostra Maria Londero