In occasione del 1° maggio, Festa dei Lavoratori, dedichiamo alcune riflessioni a questioni importanti per tutti. Alcune settimane fa Il Ponte ospitava un articolo dal titolo “Crescono gli occupati, ma i salari reali arretrano", in cui si legge: "sul fronte retributivo, la media annua nel 2024 si attesta a 27.210 euro, in aumento del 19% rispetto al 2015. Tuttavia, considerando l’inflazione, il dato reale segna una lieve contrazione (-1,6%). In termini concreti, le retribuzioni medie reali sono diminuite di oltre il 7,5% per dipendenti pubblici e privati, mentre risultano in crescita per gli artigiani”. Se aumentano i lavoratori, ma il potere d’acquisto resta in affanno che tipo di lavoro crea l’economia italiana? È una questione di contratti scaduti? di part-time?, di lavoro stagionale?, di bassa qualità dell’occupazione? di lavoratori pagati poco? di inquadramenti contrattuali? di salario minimo? Guardiamo alla nostra regione: i dati Istat confermano la crescita dell’occupazione. Nel 2025 questa crescita si è fermata ma il numero di lavoratori con un impiego ha toccato il livello record di 553mila e il tasso di occupazione ha raggiunto il 69,4%. Rispetto al 2024 crescono le lavoratrici, diminuisce l’occupazione maschile. Eppure lo stesso Istat ha stimato che in Italia sono oltre 2,2 milioni le famiglie in condizione di povertà assoluta per un totale di 5.744.000 persone, pari al 9,8% della popolazione. Come si giustifica che crescono gli occupati e la povertà non diminuisce? E come si giustifica che le nostre imprese faticano a trovare i profili professionali che cercano?: secondo i dati della Camera di Commercio di Pordenone-Udine nel 2025 le entrare programmare erano 117mila ma quasi metà di queste richieste; secondo le imprese, sono difficili da trovare “per mancanza di candidati”. Questa mancata corrispondenza (mismatch) tra domanda ed offerta di lavoro costa alcune decine di miliardi di euro, circa il 2,5% del Pil secondo le stime del sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro. Lo studio della Camera di Commercio di Pordenone-Udine ci informa che le figure professionali più richieste in Friuli Venezia Giulia sono gli addetti alla ristorazione, il personale non qualificato nei servizi di pulizia, gli addetti alle vendite, gli addetti a spostamento e consegna merci. Ma se andiamo nel dettaglio delle statistiche scopriamo due cose importanti: il 15% delle richieste riguarda professioni con elevata specializzazione, quasi il 20% richieste riguarda professioni non qualificate. Dati che meritano due riflessioni: i salari delle professioni non qualificate (nei servizi di pulizia, addetti allo spostamento e alla consegna merci, manutenzione del verde, servizi di custodia, operai non qualificati nelle costruzioni e nella manifattura) sono piuttosto bassi molto diversi da quelli percepiti dalle professioni ad alta specializzazione (Ingegneri, Specialisti delle scienze gestionali, commerciali e bancarie, Docenti, Specialisti nelle scienze della vita, Analisti e specialisti nella progettazione di applicazioni, Specialisti dell'educazione e della formazione, Specialisti in discipline artistico-espressive, Specialisti in scienze sociali, Specialisti in scienze matematiche, chimiche, fisiche e naturali) … ma stanno proprio in queste posizione di vertice che non si trovano lavoratori. I nostri giovani laureati e diplomati continuano ad espatriare: nel 2024 sono andati via dall’Italia 78mila giovani sotto i 35 anni che corrispondono a un quarto delle nascite nello stesso anno. Forse sta cambiando l’atteggiamento dei giovani?; il posto fisso, un buono stipendio, sono ancora valori? Oppure vale la possibilità di gestirsi il tempo di lavoro in maniera flessibile, il ruolo attivo nella gestione dell’azienda, il percorso di crescita? Certamente anche un buon stipendio. Lascio a lei, caro lettore, esprimere qualche risposta.
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