Storie di dati: i consumi cambiano insieme al Paese
di Mario Passon
Il 9 luglio 1926 la legge n. 1162 istituisce l’Istituto Centrale di Statistica (oggi Istituto Nazionale di Statistica – ISTAT): quindi quest’anno la statistica ufficiale italiana compie cento anni. L’ISTAT dedicata a questo Centenario una serie di pubblicazioni che si intitolano “Storie di dati: le trasformazioni dell’Italia”, storie che raccontano le trasformazioni demografiche, sociali, economiche e ambientali del nostro Paese attraverso un secolo di statistiche. Come redazione de IL PONTE prendiamo spunto da questi racconti e li estendiamo alla provincia di Udine e al nostro Medio Friuli. Oggi cominciamo con i consumi: i consumi che cambiano insieme al Paese. Fino al 1961 l’Italia e soprattutto il Friuli è un paese prevalentemente rurale e agricolo: dalle relazioni della Camera di Commercio di Udine emerge il ruolo preminente dell’agricoltura nell’economia friulana, “l'industria, ancora di limitate proporzioni, è affiancata da un artigianato numericamente forte ed eterogeneo. L'inadeguatezza delle comunicazioni costituisce ancora una pesante remora allo sviluppo economico provinciale” così in una nota del 1964. La spesa per consumi delle famiglie è in larga parte destinata all’alimentazione, al vestiario essenziale, alle spese per l’affitto e la manutenzione della casa, quindi beni primari. Nelle aree rurali, si ricorre diffusamente all’autoconsumo e al baratto; la dieta è povera di grassi e di proteine, e segnala una condizione di disagio economico. Con la metà degli anni sessanta (nel 1963 nasce la Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia) anche il Friuli arriva il boom economico e nasce la società dei consumi. Le famiglie friulane acquistano beni di consumo durevoli che cambiano le abitudini e l’immaginario collettivo: elettrodomestici e apparecchi per la casa, radio, televisori, giradischi e dischi. Nel 1966 circa il 60% delle famiglie possiede il televisore e il frigorifero, e il 32% la lavatrice. Anche l’economia friulana vive un’epoca di grande espansione rispondendo a questa domanda di beni di consumo: gli elettrodomestici della Zanussi di Pordenone, il triangolo della sedia (Manzano, San Giovanni al Natisone e Corno di Rosazzo), quello del mobile (Brugnera e comuni vicini), lungo la Pontebbana, (Udine, Tavagnacco, Reana del Rojale, Tricesimo, Tarcento …) si diffondono imprese che producono beni per la casa. Gli anni Settanta segnano una brusca frenata dell’ottimismo: la crisi petrolifera del 1973 fa aumentare significativamente il costo dei carburanti: un costo che diventa sempre più importante nel bilancio delle famiglie. Oggi, il peso dei carburanti sulla spesa complessiva è pari al 4,7%. Per il Friuli la tragedia del terremoto 1976. Nel 1978 viene istituito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN): le spese per la salute in un primo momento si riducono dal 3,9 all’1,2% del totale, ma nei decenni seguenti, per la progressiva introduzione dei ticket, l’invecchiamento della popolazione e la maggiore attenzione alla prevenzione e cura la quota arriva al 4% attuale. Oggi siamo alla “Terziarizzazione dei consumi”: la quota di spesa per alimentari e bevande si contrae, si riducono le spese per abbigliamento e calzature, quella per tabacchi si dimezza. E’ aumentata la spesa per abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili, che per molte famiglie è la principale voce nel bilancio. E poi la rivoluzione digitale a partire dagli anni Novanta: dal telefono fisso (uno per famiglia) ai cellulari (quasi uno per ogni componente), e poi altri apparecchi mobili oggi molto più sofisticati e integrati con Internet.
Villa Valetudine, Via Codroipo 25, Camino al Tagliamento, 10:00 - 17:00 ogni giorno - anche sabato e domenica, previo appuntamento
Mostra Maria Londero