Codroipo, Sociale, Arte e spettacoli

“GiuRo sarà per sempre” al Teatro Benois

di Pierina Gallina

Sedie rosse, tanta gente, una strana sensazione. Conosci Monica, la regista, sai come sono i suoi spettacoli. Conosci alcuni ragazzi, sedicenni, diciassettenni.
Il titolo ti apre orizzonti di curiosità: "GiuRo sarà per sempre".
Ti siedi. Il freddo lo lasci fuori.
I saluti istituzionali aprono la serata. L’obiettivo è aiutare 1500 bambini dell’Amazzonia peruviana ad avere matita e quaderno. Costo, due euro cadauno. Sul palco Zerotraccia, Don Emanuele, gruppo missionario d'Amazzonia Peruviana e il progetto "Sogno un quaderno", Anna Sappa per il Comune. Poi, il palco si anima e 15 ragazze e ragazzi calamitano l’attenzione. Sono scalzi. Dieci sono vestiti di nero. Tre ragazze in bianco e gonna lunga color terra sovrastano la scena. Una ragazza in fucsia si siede a bordo palco quale statua respirante. Sarà Giulietta. Un ragazzo ricciolino sull’altro lato. Sarà Romeo.
Già, lo spettacolo porta in scena Giulietta e Romeo, ambientato nella Verona di fine 1500, con le lotte intestine tra i Capuleti e i Montecchi. Un odio antico, lasciato in eredità, li vede rivali, alimenta la smania di apparire e scatena stupide dispute.
Nell’odio sboccia la storia d’amore impossibile, che, pur con la fine tragica, cancella la rivalità e lascia un messaggio fortemente educativo. Un attuale e forte no alla guerra.
Da Shakespeare (1564-1616) ai giorni nostri il passo appare breve, brevissimo. Quei 21 ragazzi in scena, compresi i frati, le narratrici, le madri e i padri dei protagonisti e la confidente balia di Giulietta, insegnano che l’amore vero tutto può. E si esprimono con parole coraggiose, forti, di rimprovero per la violenza, sotto ogni forma.
In due ore di spettacolo, sei seduto eppure sei dentro a quei ragazzi, che stanno vivendo la tragedia, con ogni loro fibra. La loro capacità interpretativa e di immersione nei personaggi è talmente vibrata e intensa che diventa un po’ tua. Non esiste l’altra gente né la poltrona né tu. La storia, così magistralmente interpretata, si innesca nei meandri delle tue emozioni più intime. Nella bella Verona, sei la madre o il padre di Giulietta o la sua balia o la madre e il padre di Romeo, che piangono sui corpi dei figli, fino a seppellire l’ostinata e rabbiosa inimicizia.
Vivi tutti i sentimenti, da Mercuzio che muore a Romeo che grida: “Non voglio diventare un uomo. Voglio piangere”. Odio, paura, fatica, pianto e amore danzano tra i gesti e gli sguardi, le parole e la musica, sigillando l’alta caratura di uno spettacolo che termina con un forte messaggio di speranza: “No all’odio, perché, questa, è la nostra storia d’amore”.
A fine spettacolo, gli applausi sembrano non voler tacere. Anche loro hanno ancora molto da dire. In primis la gratitudine. 

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Ultimo aggiornamento: 24/06/2024 23:08