Lettere

Il prossimo passo è davvero una soluzione a due Stati?

di Graziano Vatri

L’attacco terroristico scatenato da Hamas contro Israele, con l’apporto fondamentale dell’Iran sciita, è un evento regionale, ma è connesso con gli altri scacchieri e punti di crisi. Riguarda da vicino l’Italia, l’Europa, il mondo intero. Emerge un’alleanza di potenze e alleanze internazionali autocratiche con la messa in discussione di confini e di sovranità nazionali, faticosamente stabiliti e condivisi, la paralisi degli organismi internazionali, la crisi degli assetti globali usciti da Yalta 1945, dalla nascita dello Stato di Israele nel 1948, da Camp David 1978, dalla caduta del Muro nel 1989, da Dayton del 1995, da Annapolis del 2007, dagli Accordi di Abramo del 2020. L’ “ordine” mondiale si sta disfacendo, proprio mentre aumenta l’interdipendenza oggettiva economica e antropologica, di consumi e di costumi, tra i popoli della Terra. Ciò non porta verso nuove forme di collaborazione e di convivenza o coesistenza, ma verso attriti crescenti. Poiché la carovana delle Nazioni non riconosce più una direzione di marcia e una regia, si è aperta la competizione. Sullo sfondo stanno culture e idee diverse circa il destino dell’umanità, il futuro della civiltà, la natura dell’uomo, la dignità assoluta della persona umana. L’Europa, in particolare, si trova così stretta dentro una tenaglia di due guerre in corso, quella ucraina e quella scatenata da Hamas contro Israele. Appare evidente alla coscienza di ogni individuo pensante che ci troviamo sull’orlo di un abisso. Si può fermare il tragico automatismo che si è innescato di azione/controreazione? Intanto e immediatamente, occorre separare la sorte del popolo palestinese da quella di Hamas, organizzazione fondamentalista e terroristica, cresciuta per incapacità e corruzione dell’Autorità Nazionale Palestinese. Finora Israele e ANP si sono distribuiti, dopo vari conflitti, il territorio della vecchia Palestina, in base all’ipotesi “Due Popoli, due Stati”, su base etnica: uno ebraico, l’altro arabo. Alcuni storici e intellettuali, tra cui Yehuda Bauer, propongono invece la costruzione di uno Stato unico, che comprenda Israele, Cisgiordania, Striscia di Gaza, fondato sul riconoscimento di cittadinanza e di pari diritti per tutti coloro che abitano in quel territorio, a prescindere dall’etnia e dalla religione. Ne ha accennato anche Papa Francesco. Parrebbe la soluzione più ragionevole: uno Stato, due etnie. Tale soluzione prevede l’abbandono definitivo del fondamentalismo ideologico e l’adozione pura e semplice dello standard liberal-democratico e della Carta dei Diritti universali. Si tratta di edificare uno Stato di diritto e uno Stato di Welfare, nel quale tutti godano di eguali diritti e esercitano uguali doveri, a prescindere da storie, culture, religioni, colore della pelle. Uno Stato capace di porre fine, una volta per tutte, alle attuali barbarie. E questo è l’auspicio che mi sento di esprimere nonostante il quadro volga al peggio. Valga per tutti e per sempre, la locuzione “spes contra spem”…
Ultimo aggiornamento: 22/02/2024 02:11